Probabilmente situazioni come quella del vecchio licenzioso sono presenti nell'immaginario di tante persone, che appunto nell'infanzia hanno magari colto qualche gesto scorretto, una palpata data a una cameriera da qualche uomo di casa convinto di potersi prendere quelle libertà.
In ogni caso si tratta di un'icona largamente usata nei racconti e nei fumetti erotici, che amano tratteggiare anziani dalle orribili fattezze nell'atto di spiare giovani fanciulle, o di possederle.
Come Eugenio e Rosa hanno ben intuito, parte dell'erotismo di queste immagini è dovuto al contrasto tra la freschezza di lei e il desiderio lascivo di lui: è l'idea di «sporcare», «macchiare» l'innocenza della giovinezza che «non sa» con l'indecenza decadente di chi invece ha molto vissuto.
Una sorta di unione ingiusta allora, impossibile per natura e quindi resa possibile solo dalla prepotenza e dalla coercizione. E quindi per certi versi ricadiamo nel solito cliché della donna presa «con la forza», sia pure solo quella dell'autorità e del denaro.
C'è, nella donna che gioca a questa fiction, un compiacimento per la propria giovinezza e freschezza, un essere consapevole di una bellezza che l'altro «non merita». «Giustificata» dalla prepotenza che subisce dal padrone, la camerierina può compenetrarsi nel proprio candore campagnolo, nella propria innocenza.
E in lui c'è la liberazione di un lato volgare, magari normalmente represso, e di fantasmi di lascivia e di lussuria. È come se lui desse vita al proprio «lato ombra», agli aspetti più scorretti e lubrichi della personalità, che ha sempre dovuto incanalare e irreggimentare, e che in questa fiction possono esprimersi liberamente.
Maschile e femminile tornano in questa sceneggiata a essere ruoli molto polarizzati, dove tutte le virtù stanno da una parte, e tutti i «vizi» (con il loro fascino morboso) dall'altra.
Quando lui gioca a fare il «padroncino», la situazione è quella più classica della prepotenza dell'uomo sulla donna, inserita però sempre in un contesto storico e campagnolo che le dà sapore, la rende più rustica e quindi, in un certo senso, meno pesante di una sceneggiata di sopraffazione contemporanea e metropolitana.
E c'è in ogni caso, per lui, la gioia d'impersonare il ruolo comunque di un signorotto d'altri tempi, uno stereotipo di virilità ormai sorpassato, ma ancora carico di valore erotico.