Quante mogli sono gelose delle segretarie, queste creature che vivono fianco a fianco con i loro mariti per molti giorni, servizievoli, fedeli, qualche volta anche belle? L'idea della segretaria innamorata del capo è un archetipo, quella del capo che vorrebbe ottenere (in modo più o meno corretto) qualcosa dalla segretaria, anche.
Ed eccoci al gioco, inventato da Carlo e Lucia più di un anno fa, e da allora ripetuto spesso, e con soddisfazione. Carlo, 44 anni, commerciante, non ha nella vita reale una segretaria, ma solo una ragazza che fa la ragioniera e che si ferma qualche pomeriggio nel negozio per aiutarlo a fare i conti (non c'è niente tra di loro, nonostante Carlo qualche piccola, fuggevole fantasia l'abbia fatta, ma non vuole tradire la moglie).
Lucia, la sua bella moglie trentacinquenne, dal canto suo, fa effettivamente non la segretaria ma l'impiegata, e ha un capo che ogni tanto le chiede di battere una lettera, o di prenotare il ristorante quando deve andare a pranzo con altri dirigenti. E qualche fantasia forse l'ha fatta anche lei...
O meglio, la fantasia di una storia con il capo è ricorrente nei suoi sogni, anche se il partner non è sempre il superiore reale ma una figura inventata. E allora perché non sceneggiarla con il marito?
L'idea ha subito solleticato l'uomo, che ben volentieri si è fatto prendere dalla malizia del gioco, ed è stato disponibile a studiare anche l'ambientazione nei dettagli. Non è stato difficile: a casa hanno un piccolo studio, dotato di un divano letto che utilizzano in genere per gli ospiti. Non serviva altro che un piccolo tavolo per lei, con un computer (lui non lo sa usare, lei sì). E poi un po' di cancelleria; robetta facile da mettere insieme.
Infine gli abiti: lui si cala nel personaggio indossando dei serissimi completi da ufficio (ha un po' di pancia che sporge dalle giacche, ma a Lucia piace, g à un che di gante che le sembra in sintonia con il personaggio), e lei si maschera da segret nte, seguendo lo stereotipo più trito delle barzellette o dei racconti erotici (ma quanto già si scalda solo a vedersi così!). E allora minigonna rossa, calze a rete, scarpe con il tacco alto, camicetta leggera un po' aperta sul seno prosperoso modellato dal più sexy dei suoi reggiseni a balconcino di pizzo nero.
Inizia la «giornata» di lavoro (in realtà è una serata, quando tutti e due sono tornati a casa dai rispettivi impegni). Lui la manda a preparare il caffè, prima di iniziare, e quando lei glielo serve si permette una palpata al didietro.
Poi la prende sulle ginocchia, la tiene lì mentre parla al telefono. Finge di condurre un'importante conversazione d'affari, e nel frattempo giocherella con il bottone della sua camicetta, lo slaccia, solleva un po' l'orlo della gonna, quasi distratto. A Lucia piace che lui finga di essere concentrato su altro mentre la tocca.
Poi lui la manda al tavolo, e inizia l'attività più classica: la dettatura delle lettere. Lei siede impettita, tira fuori il seno (sa che le è vietato riallacciare il bottone che lui ha aperto, e il fatto di stare lì a lavorare un po' esposta la eccita molto).
Le lettere sono di due tipi: o serissime (e però lui a volte si ferma dietro di lei, le infila le mani nella scollatura mentre lei deve continuare a battere, le pizzica i seni), oppure scollacciate: e allora sono dirette a lei, le dicono cosa lui pensa delle sue curve, delle sue gambe, come la toccherà, o cosa le farà in seguito). Dopo una o due lettere (lei è molto calda, ma anche lui non lo è da meno) le dice di tornare sulle sue ginocchia. La tocca ancora, questa volta non distratto dal telefono, le sgancia il reggicalze, infila una mano sotto i vestiti.
L'idea della fiction è che lei debba accettare le «attenzioni» del capo con una sorta di timida reverenza, come se fosse plagiata in modo un po' scorretto da una persona più fascinosa e potente. Lei, infatti, lascia fare, obbedisce, pregusta quello che verrà dopo, si chiede cosa succederà. La fiction ha diversi finali possibili, tutti però agiti all'intero dello studio: entrambi sono eccitati dall'ambientazione e dal clima che hanno creato, e non desiderano andare in camera da letto. A volte Carlo fa sedere la moglie sulla scrivania (per fortuna molto solida), continua lì a toccarla e spogliarla, poi la fa stendere, con il sedere vicino al bordo, e lì fa l'amore con lei sul tavolo, discinta.
Oppure la fa stendere sul divano, la minigonna rossa rialzata sino alla vita (in ufficio non ci si spoglia mai del tutto, «potrebbe arrivare qualcuno»), e la prende lì, lui quasi ancora del tutto vestito.