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Speciale Sesso felice

 








 

Tante volte ormai abbiamo accennato al fatto che spesso le fantasie erotiche rappresentano una compensazione rispetto ad alcuni atteggiamenti della vita quotidiana.

E quindi persone che sono normalmente volitive, determinate, abituate a comandare e a far valere i propri diritti, possono essere attratte dall'idea di un gioco nel quale vengono dominate, e nel quale subiscono proprio quelle cose contro le quali abitualmente lottano. Significa dunque che Manuela non crede più alle proprie convinzioni femministe, o che queste siano indice di squilibrio? Niente affatto.

Probabilmente la donna nella vita quotidiana mortifica solo una parte piccolissima della propria arrendevolezza e femminilità: e infatti la sua sessualità non è sempre segnata dal bisogno di essere dominata. Manuela ha però l'apertura mentale sufficiente per non negarsi anche l'occasionale soddisfazione simbolica del proprio desiderio di resa, e di resa proprio a quel maschilismo arrogante che di solito combatte.

È molto interessante la soluzione che sceglie: un gioco che recupera alcuni cliché classici del rapporto tra dominante e dominata (gli ordini, il fatto di servire l'uomo, l'idea di una sua trasgressione che merita una punizione) ma inserisce il dettaglio originale dei due livelli spaziali. Ai piedi dell'uomo, la donna proclama la sua inferiorità senza avere il bisogno di appesantire il gioco di troppe finzioni di ordini e prepotenze. Ricordiamo sempre che le sceneggiate tra dominante e dominata, quando sono svolte correttamente, seguono in genere i desideri di quest'ultima. Sono però il più delle volte piuttosto faticose per chi deve fingere di comandare, e gestire la dinamica psicologica del potere: l'idea dei livelli spaziali diversi, con il suo forte impatto simbolico, alleggerisce molto il compito del «padrone». Tonio è sollevato in questa recita dal fatto di essere ben sicuro della volontà della donna: può quindi lasciarsi andare al personaggio, e vivere il suo lato prepotente e maschilista senza sensi di colpa o vergogna, ma anzi accentuandone alcuni aspetti in senso caricaturale, certo dell'approvazione di lei.

Il gioco si svolge sempre su un arco di tempo piuttosto lungo, e coinvolge molte energie che vanno a incanalarsi in vista dell'obiettivo finale. Qui, la finzione di una violenza raggiunge un suo momento addirittura catartico: è come se liberasse l'essenza dell'aggressività virile di lui e della ricettività di lei, come se consentisse ai due di stare finalmente insieme senza barriere, uniti da un desiderio condiviso: per questo il risultato è così gratificante. Le emozioni finali vanno sempre poi commentate insieme: nel caso di questa coppia sono più che positive, e segnalano che il gioco è stato condotto correttamente. Sensazioni di solitudine, abbandono, tristezza, vergogna dopo l'orgasmo vogliono invece dire che qualcosa, nella fiction, è uscito dai ranghi della recitazione e ha avuto un effetto che va oltre quello previsto. Prima di ripetere il gioco, è allora essenziale capire insieme cosa è successo, e porvi rimedio.




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