Chi sono gli uomini che vanno con le prostitute? Questa la domanda che attraversa la mente di molte donne, e anche di alcuni di quegli uomini che non hanno mai fatto quest'esperienza. Una risposta, ovviamente provocatoria, possiamo darla: sono quegli uomini che non hanno una compagna amorevole e complice, pronta a giocare a una sceneggiata che mescoli soldi e sesso.
Si dice che gli uomini vadano con le prostitute per non avere coinvolgimenti sentimentali, o per ottenere prestazioni particolari, che non osano chiedere alle compagne di sempre, o per sentire il potere del denaro, e così via...
Gaspare ama giocare al cliente e alla prostituta per tutte le emozioni che questa fiction suscita in lui, e che forse non è neppure in grado di decodificare pienamente. È un bell'uomo di 48 anni, molto benestante. Isabella, sua moglie, viene da una famiglia agiata anche lei, e nel ménage quotidiano non le manca certo niente. Non ha bisogno di soldi, in altre parole. Eppure quando il marito le ha raccontato la sua fantasia di pagare una donna per fare l'amore, non ha esitato ad acconsentire. Perché no? La sceneggiata le avrebbe permesso di esplorare nuove emozioni.
Sarebbe stata, ovviamente, una prostituta di lusso: se il marito voleva pagare, poteva farlo, ma generosamente.
Dunque l'appuntamento non è stato fissato a casa, ma in un bellissimo albergo fuori città. (Il marito c'era stato per lavoro, e sapeva che le camere, anche se non erano delle vere e proprie suite, avevano un angolo-salotto molto raffinato e confortevole: lì sarebbe iniziata la scena).
Lui l'ha chiamata durante la giornata, convocandola per la serata e chiamandola con il nome concordato: Sabrina. E lei ha capito subito che Sabrina sarebbe diventata un alter ego prezioso... Si è preparata con cura: non volgare, come le prostitute da strada, e non troppo raffinata e casta, come per una serata elegante. Le erano venute in mente quelle modelle delle quali si sussurrava che avessero passato qualche mese «ospiti» di uno sceicco arabo, pagatissime, a sua disposizione. Ecco, l'idea era quella. Dunque uno splendido vestito da sera sexy, molta pelle scoperta, biancheria minimale, trucco elegante, profumo.
Entrare nel personaggio non era stato difficile: mentre guidava la sua macchina nuova, si era detta che era un regalo del suo cliente (in effetti l'auto, un gioiellino di media cilindrata, era un dono del marito, ma per il compleanno della moglie, e non per la sceneggiata). La «tariffa» era stata concordata per telefono: più che generosa. E Isabella sapeva che il marito le avrebbe staccato un assegno vero...
Si era chiesta se avrebbe giocato ugualmente se avesse dovuto fingere con i soldi del Monopoli. Probabilmente sì, aveva risposto. L'idea di essere, di lì a poco, agli ordini di un uomo la eccitava notevolmente: le sembrava volgare, e nello stesso tempo attraente. Era come se la liberasse per una sera del romanticismo del sentimento che la legava al marito, lasciandola libera di provare sensazioni più prettamente erotiche.
Lui l'aspettava in camera. L'accolse, la fece accomodare su una poltrona, e sedette sul divano, guardandola in silenzio come se la stesse valutando. Lei raccolse la sfida: raddrizzò le spalle (valorizzando la scollatura), e si alzò in piedi con eleganza e invidiabile equilibrio sui tacchi altissimi. «Spero che sia contento», disse, e iniziò a passeggiare per la stanza, lasciandosi guardare.
Si sentiva forte, ma quando il cliente-marito, con voce gentile ma ferma, disse: «Va bene. Ora senza il tito», qualcosa in lei tremò.
Ma doveva obbedire: era pagata. E il distacco di lui era insieme sconcertante ed eccitante.
Ripeté la scena senza l'abito, tenendo solo lo slip e i sandali alti. «Va bene», disse lui. «Ora beviamo». Sul tavolo c'era dello champagne, con i bicchieri. Lei gli servì da bere, e a un suo cenno gli si sedette sulle ginocchia. Lui le passò il bicchiere freddo sul corpo, cominciò a toccarla, poi s'interruppe. Iniziò a dare ordini, e dirle cosa voleva: sesso orale, per esempio. E poi voleva vederla camminare ancora. Poi voleva bendarla. Poi toglierle la benda...
Infine, giunti sul letto, fecero l'amore. Ma decideva lui come, in che posizione, con quale ritmo. Sempre gentile, ma come un padrone. Uno che pagava. E lei doveva essere all'altezza. Senza proteste. Senza capricci. Lui pagava. Anche quando le chiedeva cose che non avevano mai fatto. Lei era disorientata, ma obbediva. Lui pagava (al limite diceva: «Ok, questo è un extra»). E lei ci stava. Ci stette persino quando lui le chiese un rapporto anale. Perché? Per i soldi? Perché si sentiva svilita? Perché si sentiva obbligata? Perché era liberata da tante pastoie psicologiche? Lui chiedeva. Lui pagava. E lei godeva...
In seguito, ne parlarono. Era piaciuto a tutti e due, ma lei voleva essere rassicurata. Il marito l'aveva abbracciata: «Ma quello era "il cliente", con Sabrina... Non eravamo noi». È bastato. Ogni tanto lo rifanno, di cambiare identità, di vendersi e di comprarsi. Lui chiede: biancheria particolare, posizioni particolari, stimolazioni particolari. E paga.

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