Questo gioco è praticato in forma larvata da molte coppie, che in fantasia pensano che l'uno o l'altra dei partner possano essere un'altra persona. Qualcuno, però, come Antonella e Federico, vi costruisce su un rituale complesso, che aggiunge molta carica erotica e psicologica.
Attenzione, però: a differenza di altre sceneggiate descritte nel primo volume, e di alcune di questo secondo, la fiction del lui-lei-l'altra può presentare qualche rischio, e quindi bisogna valutare attentamente la propria situazione emotiva e quella del partner o della partner, prima di metterla in pratica.
La fiction, infatti, ha un grosso impatto quando viene recitata così seriamente, e può scatenare emozioni latenti in modo inaspettato. Va quindi provata come un esperimento, pronti a interromperla se uno dei due, anziché viverla con leggerezza, ne dovesse trarre emozioni penose.
Bisogna inoltre sempre evitarla se uno dei partner soffre di gelosia ossessiva o patologica, (o semplicemente molto intensa): l'impressione di controllo dei propri sentimenti che potrebbe trarne all'inizio si rivelerebbe in seguito ingannevole, e darebbe il via a una serie di angosciose elaborazioni fantastiche.
Un gioco quindi riservato non solo ai maggiorenni, ma anche a quelle persone che hanno talmente risolto dentro di sé le tematiche del tradimento e dell'abbandono da poterci giocare con leggerezza e sicurezza.
Meglio dunque fare un test: cosa si prova vedendo il proprio uomo o la propria donna essere gentili con una persona attraente dell'altro sesso?
Se, come è accaduto ad Antonella, c'è solo un leggerissimo pungolo, accompagnato però dalla piacevole consapevolezza della solidità della relazione (e dunque le emozioni sono assolutamente positive, e si traducono in una riconferma interiore del legame), allora si può giocare.
Il fine infatti è sentirsi più complici, esplorare a vicenda questi meandri dell'immaginario, non certo torturarsi. Se giocata dalle persone giuste, questa sceneggiata consente di «aprire la coppia» nelle fantasie, e di utilizzare la carica erotica di un archetipo potente come quello dell'amante.
La fiction ha molte varianti: si può fare a ruoli invertiti, con un altro uomo invece di un'altra donna. Oppure si può pensare che l'amante-donna sia amante di tutti e due: è più complicato come messa in scena (lei deve fare come quei cabarettisti che interpretano sul palco due personaggi contemporaneamente), ma psicologicamente molto intenso. Allora le mani di lui agiscono in nome di entrambi i partner della coppia sul corpo della donna, e lei stessa può stimolarsi pensando di toccare la terza presenza. Questa variante piace molto a quelle donne (o a quegli uomini, se il terzo è un lui) che vivono qualche fantasia omosessuale, e che vagheggiano un rapporto a tre come una forma più attenuata per vivere l'intimità con una persona dello stesso sesso.
Come sempre, questa sceneggiata può essere piacevole ed è da considerarsi normale se non diventa l'unico, ossessivo modo in cui i due partner riescono a stare insieme.