La gelosia è spesso un motivo di sofferenza, ma tante volte funziona anche da potente pungolo sessuale. Specie se non si tratta di una situazione reale, ma di una fiction, recitata con passione e acume psicologico. Antonella, una bella donna di 36 anni, la pensa così. Il gioco, come tante volte accade, è nato per caso. Da allora però vi ha fatto ricorso più volte, insieme a Federico, 50 anni, il suo compagno.
Erano insieme a una festa, e Federico, solitamente un po' orso, era stato attratto dal fascino di una stupenda sconosciuta in abito da sera. La donna, vistosa e provocante, era riuscita ad accendere la sua fantasia. L'uomo non si era comportato male: a parte qualche sguardo di fuoco (quando pensava che Antonella non lo stesse osservando), e qualche battuta galante alla signora, non aveva tentato altro. Né mai gli era passato per la testa di chiederle il numero di telefono, o di tentare in qualche modo di rivederla.
Ma la sua ammirazione era risultata evidente agli occhi attenti di Antonella, in passato un po' gelosa, ora più tranquilla perché riconfortata dalla loro solida relazione. Lei, però, non aveva potuto fare a meno di stuzzicarlo: «Ti piaceva, eh? Ho visto come la guardavi... Cosa le avresti fatto? Scommetto che le avresti volentieri fatto scivolar via quel top così precario...».
Lui si difendeva scherzando, cosciente che quella di Antonella non era una vera scenata, solo un'ansia molto leggera. «Le avresti chiesto il numero di telefono? Fammi vedere come avresti fatto», incalzava lei.
Il gioco è nato così. Lui, sorridendo, ha iniziato a rivolgersi ad Antonella chiamandola Chiara, il nome della donna della festa. Le ha detto che era bella, che l'aveva colpito, che avrebbe voluto rivederla. Qualcosa, nel suo modo di fare, anziché spaventare Antonella l'ha rassicurata: ha deciso di stare al gioco. Sono arrivati a casa recitando, e recitando sono finiti in camera da letto. Hanno fatto l'amore: Federico, e Chiara/Antonella.
Il seme era gettato: Antonella si era resa conto che, nella fiction, l'amante aveva perso i tratti della donna reale, quella rivale che avrebbe potuto spaventarla, e aveva preso una dimensione archetipica: era l'altra, quella figura di donna/rivale/sorella che lei aveva sempre temuto ma in fondo, forse per questo, anche ammirato e desiderato. Essere lei era stato anche un po' come fare l'amore con lei, e in ogni caso come controllare piacevolmente, divertendosi, una fantasia che sino a quel momento era stata angosciosa.
E dunque hanno continuato, e continuano tutt'oggi, di tanto in tanto, a ricorrere a questo copione. L'altra è diventata l'amante fantasma di Federico: qualche volta parlano di lei, anche fuori dal letto.
Il rituale è sempre lo stesso: Federico, tornato a casa dopo il lavoro, dice: «Oggi la vedo». Si comporta come un marito che ha detto alla moglie di avere una relazione, e che quindi si prepara, silenzioso, in un clima un po' teso. Apre i cassetti, tira fuori la camicia pulita, la biancheria, poi apre l'armadio e indossa la sua giacca migliore. Lei segue tutti i preparativi, mentre dice: «Parlami di lei».
E lui parla: illustra le qualità di una donna fantastica (per prudenza, sin dalle prime volte, l'ha disegnata diversa dalla sconosciuta della festa, e ha avuto l'accortezza di attribuirle, tra i tanti, alcuni pregi che appartengono senza ombra di dubbio alla stessa Antonella). Lei ascolta: il racconto un po' la ingelosisce, nonostante sappia che è una totale invenzione, un po' la stimola, la incita alla competizione, un po', infine, l'accende. «Cosa le farai?».
Il marito parla, dice come pensa di amarla, quali stimolazioni, quali posizioni la eccitano di più, sottolineando gli aspetti di libertà e trasgressione di quel rapporto. «Allora vai», dice lei, che lo lascia uscire. E poi di corsa si prepara, si traveste: diventa l'altra, l'amante. Si fa bellissima, sexy, sottolinea i suoi pregi lodati dal marito, mette la biancheria che lui prima ha elogiato.
Ecco, è trasformata. E corre all'albergo dove hanno l'appuntamento clandestino. Il portiere non la conosce, pensa davvero che il dottore riceva la sua amante, anche perché non cenano in sala, ma si fanno portare il cibo in camera. L'anonimità dell'albergo di lusso eccita il suo senso di trasgressione: quando bussa alla porta della stanza, a volte pensa davvero di essere l'amante di un uomo sposato. Gli vola tra le braccia come se non lo vedesse da un secolo, lascia che lui la spogli ancor prima di mangiare, come se la loro relazione fosse soprattutto sessuale, guidata da una passione che non può attendere per essere soddisfatta.
Fanno l'amore con gusto, rotolando sul grande letto d'albergo, e lei sente solo un pochino di gelosia e di paura, una puntina di rabbia (dunque, lui lo farebbe, la tradirebbe, ne sarebbe capace), ma il tutto serve solo a pungolarla di più, a farla essere più sexy, più avvolgente, più scatenata. È come se volesse dire al suo uomo che lei può essere tutto, moglie e amante, la sicurezza e la trasgressione, il sesso tenero e quello scollacciato. Provano tutte le posizioni prima descritte da lui (e da lei dunque attese con ansia), ma lei inventa sempre qualcosa di più, un gesto, una stimolazione, qualche evento anche minimo che possa sorprenderlo. Dopotutto è un'amante, per definizione la padrona dei sensi di lui...

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