Sono tante le donne che trovano eccitante, quando fanno l'amore, fingere di essere delle squillo, chiamate da un ricco cliente che dovranno, per soldi, soddisfare in ogni piccolo capriccio. Ma qualche volta anche gli uomini hanno una fantasia del genere. È successo a Davide, 28 anni, un ex modello di bellissimo aspetto, che ha inventato con la sua compagna, Clara, un po' più grande di lui (ha 36 anni), quello che insieme hanno definito «il gioco del gigolò».
L'origine è stata come sempre casuale. Lui si stava vantando, come spesso accade agli uomini oggi, della sua avvenenza e degli sguardi vogliosi che signore anche mature, ma di bell'aspetto, gli rivolgevano quando andava in giro per bar e ristoranti. Qualcuna gli aveva anche fatto capire che, se lui avesse voluto... Davide non pensava affatto a una vera esperienza da gigolò, eppure l'idea lo gratificava, e non perdeva occasione per vantarsi con la sua donna.
«Vorrei metterti alla prova», ha risposto un giorno lei, maliziosa.
«Ma a fare il gigolò con te non c'è gusto. Io ti amo, ti trovo bellissima, è chiaro che sarei capace di soddisfarti», si è imbronciato lui.
«Non so», ha ribattuto lei. «E comunque lo vedremo. Facciamo finta. Facciamo finta che io voglia pagarti, e tu sarai ai miei ordini. Però per davvero. Non si tratta solo di venire a letto con me. Decido io tutto: dove andiamo, cosa facciamo, quando. Ti "noleggio" per due giorni, anzi, per tutto il weekend. Tieniti libero, da venerdì sera. E mi raccomando: prepara una valigia da professionista. Dal vestito da sera ai boxer da bagno. Non ti pago certo poco».
È stato dopo quest'uscita decisa di Clara che Davide ha capito che il gioco sarebbe stato molto impegnativo, anche se divertente. Stare ai suoi ordini? Permettere che la donna decidesse tutto? E dove sarebbero andati? Non era abituato a essere trasportato come un pacco postale. E quel tono da padrona, mentre gli diceva come fare la valigia, dove lo aveva trovato?
Era eccitante, ma voleva una rassicurazione. «Ci sto. Ma prima dimmi che è solo un gioco, e che tornerai quella di prima». Clara l'ha abbracciato, gli ha sussurrato in un orecchio che era solo per finta (infatti non ci pensava proprio a dargli dei soldi per davvero), e nessuno dei due ha più avuto paura. E il gioco del gigolò l'hanno rifatto diverse volte.
Davide deve presentarsi all'appuntamento il venerdì sera, assolutamente impeccabile. Clara lo porta in un bel ristorante (diverso ovviamente da quelli che frequentano di solito), proprio uno di quelli dove sa che altre signore portano i veri gigolò: vuole che la gente pensi che la loro situazione possa essere una di quelle...
A tavola lui deve essere galante, gentile, pieno di premure formali (quelle che a volte, nella vita reale, trova un po' faticose). Ma qui gli occhi della sua «padrona» lo controllano, e tacitamente gli impediscono ogni sgarro. Fingono di conoscersi appena, lui le fa delle domande, per capire chi è, che cosa ama nel sesso, in modo da poterla in seguito soddisfare al meglio. Deve stare attento alle risposte, perché lei cambia personaggio ogni volta, dà corpo alle fantasie, e gli fa intendere il tipo di carezze, più romantiche o più ardite, più rudi o più esperte, che si aspetterà quella notte.
Poi Davide guida sino a un albergo romantico. Anche qui, però, è chiaro che è lei a condurre il gioco: si appropria della stanza, sparge le sue cose dappertutto, gli lascia solo un angolino nell'armadio.
Infine lo accoglie tra le sue braccia. Non è mai troppo insistente o volgare (lo stile femminile è diverso da quello maschile, anche quando è la donna che compra del sesso), però in un modo sottile è chiaro che lui è agli ordini di lei, che il suo compito è indovinare i suoi desideri e soddisfarli, senza pensare ai propri.
Qualche volta è addirittura come un piccolo esame, perché lei si permette di essere capricciosa, volubile, di non apprezzare quello che ha avuto la volta prima e di chiedere qualcosa di diverso... Per fortuna Davide è molto sicuro di sé sessualmente, e questo esame lo eccita, gli sembra una sfida piacevole.
E poi l'idea di essere agli ordini della donna gli piace. Gli sembra di essere usato e, sorprendentemente, qualche volta (con la rassicurazione che si tratta di un tempo limitato!) lo trova piacevole. Anche nei giorni che seguono, è ai suoi ordini. Non sa se lei, risvegliandosi al mattino, vorrà sesso o lo manderà a comprare i giornali e a portare su la colazione. Non sa se dovrà spalmarle la crema sulla schiena, vogliosamente, mentre sono stesi al sole ai bordi della piscina, oppure se lei lo ignorerà per mettersi a parlare per ore con un'altra signora. Non sa cosa le altre donne pensino di lui, vedendolo così agli ordini della sua bella...
Non sa, ma non gli importa. Il gioco lo diverte, e si cala tanto nella fiction che a volte prova quelle che pensa possano essere le emozioni di un vero gigolò quando è tanto fortunato da capitare con una donna come la sua: ammirazione per una donna decisa e determinata, un filo d'insofferenza per i suoi ordini, un vago desiderio di rivalsa, un po' di romanticismo, come se si stesse innamorando suo malgrado, la voglia di smettere, quella di continuare, quella di farla innamorare, e in ogni caso quello di dimostrarle, ancora una volta, che a letto lei ha scelto il migliore.

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