Esiste forse un gioco più conosciuto di questo? Eppure, nonostante l'usura e l'estrema semplicità, il suo fascino sembra immutato, probabilmente perché affonda le radici in un'esperienza condivisa da tutti: andare da un dottore, o da una dottoressa, e offrire allo specialista il nostro corpo parzialmente svestito.
Con ogni probabilità, le persone che trovano eccitante questo gioco hanno avuto qualche fantasia sui dottori sin dall'infanzia. La cosa non stupisce affatto: il bambino impara che il proprio corpo ha un'intimità nella quale può ammettere i genitori, per le cure e le operazioni di igiene, e che da grande offrirà al partner amato. Ma c'è un'altra persona che può, apparentemente a suo capriccio, arrivare a casa e chiedere di accedere alla sua sfera corporea più privata: è il medico, che spesso non si cura di dare spiegazioni. Almeno sino a qualche decennio fa, i dottori, anche quelli di famiglia, erano spesso visti da molte persone come luminari da non importunare con troppe domande. E in ogni caso le spiegazioni, quando c'erano, venivano fornite ai genitori, in una stanza separata, lontano dalle orecchie del bambino. Solo ultimamente le nozioni di pedagogia più democratiche stanno mettendo in crisi questo concetto: oggi spesso i medici più attenti parlano con il bambino, e danno una motivazione, sia pure semplificata, di certi comportamenti e richieste di esplorazione corporale. Ma questa forma di rispetto è assolutamente estranea all'esperienza degli adulti di oggi, abituati ben diversamente.
Il medico, dunque, è colui che può agire sul nostro corpo, chiedere di spogliarci, toccarci e palparci a suo piacimento. La parte erotica, in questa versione, non è troppo spinta (parleremo poi del gioco del ginecologo, più avanzato): somiglia più al gioco di esplorazione che fanno i bambini.
Non c'è però (tranne in alcuni casi) una dinamica dominante-sottomesso: in questo caso sottoporsi alle «cure» è più che altro una forma di reverenza e rispetto per una figura d'autorità.
Per molte donne, la sola visione di un camice bianco è eccitante (a molte, il medico richiama l'idea del padre). Allora prestarsi agli ordini non è più un gioco di obbligo e di eccitanti doveri, ma una forma di trasgressione nei confronti di ideali infantili. In questa versione del gioco diventano allora importanti la relazione, le battute, il processo di seduzione in cui entrambi vincono. Lei riesce a sedurre il medico-padre, strappandolo alla sua consegna di riserbo (e quindi umanizzandolo, ottenendo una vittoria desiderata e sempre sfuggita negli anni dell'infanzia, e ricevendo una conferma della propria desiderabilità).
Lui è soddisfatto nell'interpretare questa figura, prova piacere a esercitare la sua influenza di «medico» (e chissà quante volte ha invidiato chi fa davvero questo mestiere, e viene continuamente visitato da belle donne che lo guardano con ammirazione), nell'indossare una divisa, nello scoprire, con spirito di gioco malizioso, il corpo di lei, e ovviamente nella seduzione reciproca.
Il gioco si può fare naturalmente anche a ruoli invertiti: molti uomini apprezzano le belle dottoresse vestite di bianco. È infrequente però che una coppia ami entrambe le versioni: si tratta di una sceneggiata che viene apprezzata in genere se affonda le radici in un ben preciso immaginario erotico, che non consente troppe sostituzioni.

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