Tutti gli amanti conoscono questa sceneggiata, e la maggior parte delle coppie ci ha costruito su qualche scherzo o battuta. Basta che lei dica, seriamente: «Ho male al fianco», perché lui scherzosamente ribatta: «Fammi un po' vedere, sono un bravo medico». È sufficiente che lui si lamenti per qualche linea di febbre perché lei risponda maliziosamente: «Vengo a curarti, e sarò una brava dottoressa: però devi fare quello che ti dico».
Giovanni e Francesca, 36 e 31 anni, amano però questo gioco in modo particolare, probabilmente perché è stata la prima fantasia che hanno messo in atto insieme. E allora hanno deciso di concedersi un'ambientazione adeguata, e un po' di attrezzatura. Un tavolo stretto e sottile (si tratta di una consolle, che di solito è accostata alla parete) viene trasportato in mezzo alla stanza e, allestito con una coperta e un lenzuolo, diventa uno splendido lettino per esami. La scrivania di Giovanni scimmiotta quella del gran medico di fama, e lui tira fuori blocchi di carta formato ricettario, e le belle stilografiche di cui fa collezione.
Poi c'è ovviamente il camice bianco per lui, lo stetoscopio, la pila per guardare la gola, il termometro, alcol, cotone e così via.
Per lei, nessuna divisa particolare: l'importante è che l'abito sia leggero, e sexy in un modo non immediatamente evidente, e che ricopra biancheria intima elaborata e provocante. Insomma, l'idea di lui è di approfittare del suo ruolo di potere di medico (nei giochi erotici non bisogna preoccuparsi di essere politically correct), quella di lei è di sedurre lo specialista, inducendolo ad abbandonare il suo riserbo e a commettere atti scorretti. Tutti e due, dunque, bramano per l'identico fine. Ma perché il gioco riesca, e sia eccitante, è necessario recitare i ruoli sino in fondo, e non farla troppo facile. Lui dovrà motivare le sue richieste di svestizione ed esplorazione con pretesti plausibili. Lei dovrà essere sottile e allusiva, e condurre la sua seduzione con classe, poco alla volta, come se temesse che il luminare, scandalizzato, possa rifiutare un approccio troppo esplicito. Fondamentale dunque lavorare sulla relazione medico-paziente, ipotizzando una distanza psicologica che non possa essere superata troppo facilmente.
Il gioco ha inizio qualche volta addirittura al telefono: Francesca chiama il suo compagno al lavoro (lui fa l'avvocato) ma, anziché porgli la solita domanda («A che ora torni per cena, tesoro?») gli dà del lei e gli si rivolge in tono professionale: «Dottore, non mi sento bene. Può fissarmi un appuntamento?». Se Giovanni ha gente in studio, nonostante la scarica di adrenalina all'idea del suo gioco preferito, le risponde in tono molto professionale dandole un orario. Se è solo, si consentono un'anticipazione. Lui le chiede come si sente, dove ha male, cosa prova esattamente. Lei ha la sua prima occasione di seduzione: voce suadente, deve interessarlo al suo stato di salute, e nel frattempo fargli balenare l'idea di altri bisogni: «È una tensione nelle spalle. Sa, certe volte mi sembra di portare il mondo addosso. Mio marito non mi capisce, forse avrei bisogno di un sostegno». «Intanto facciamo la visita. Forse ha solo bisogno di un buon medico», risponderà burbero lui.
Ma il bello arriva a casa. Giovanni fa in modo di rientrare per primo, e d'indossare il camice. Francesca suona: è arrivata. Prima c'è l'anamnesi, seduti alla scrivania. Che piacere inserire, tra quelle classiche, anche qualche domanda più spinta! Per esempio: «La trovo molto tesa, forse ha dei pensieri che la preoccupano. Non so, qualche fantasia che le ha preso la mano. Mi vuole raccontare?».
Ma poi via, alla visita sul lettino. È un momento eccitante per entrambi. Francesca non sa che profilo psicologico lui sceglierà: Giovanni a volte fa il medico distante e frettoloso, e in questo caso la seduzione è più difficile. Altre volte preferisce invece essere dongiovanni e smaliziato, nel qual caso lei dovrà adeguare le sue battute. A volte addirittura è un po' troppo entrante, e allora lei cambia marcia, e diventa ritrosa.
Per lui, la sorpresa è nella biancheri lei, molto provocante (Giovanni ama in modo particolare un certo reggiseno di pizzo, e quel reggicalze che sarebbe un irresistibile invito al peccato per qualsiasi specialista).
E poi c'è il corpo di lei, che si svela a poco a poco. La schiena («Dica 33»), il petto auscultato con lo stetoscopio (fingendo di non trovare il battito, e cercando dove il seno è più morbido).
Va da sé che, accampando strampalate spiegazioni, Giovanni farà in modo di far spogliare del tutto la bella paziente.
Il gioco si può concludere nei modi più svariati. La seduzione e l'amplesso il più delle volte avvengono sul lettino, spesso in seguito a qualche palpeggiamento un po' più spinto degli altri (i due amanti a quel punto sono già molto eccitati).
Ma qualche volta Giovanni ha concluso la visita (che magari aveva prolungato più del solito) con studiata indifferenza, per poi sedurre la sua paziente stupefatta, inaspettatamente, sul divano dello studio, dopo averle detto che la «cura» era, in effetti, qualcuno che si prendesse cura di lei.

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