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Speciale Sesso felice

 



 

Chi sono le «Dominae»? In molti paesi sono prostitute di professione, che si «specializzano» in questo stile, e sono richiestissime. Alcune non concedono neppure il sesso finale: solo comandi, castighi, cattiveria. Altre lo fanno per telefono: maltrattano il chiamante, che gode nel sentirsi trattare in questo modo. Ma qui siamo nel campo del sesso a pagamento, con i suoi tristi corollari di distanza, freddezza, frustrante soddisfazione di un impulso senza alcun tipo di comprensione reciproca e contatto umano. Qualcuno, invece, tenta la carta della sceneggiata nell'ambito della coppia.

Per esempio, Giacomo, imprenditore di 44 anni, con un piglio deciso e una vocazione al comando nella vita di tutti i giorni, e l'intimo desiderio di essere dominato di notte. Giacomo ha spesso coltivato la sua fantasia, senza tuttavia cercare una soddisfazione mercenaria: si limitava al consumo di fumetti e libri che trattavano dell'argomento. Lui voleva una vera Signora... E l'ha trovata in Francesca, 48 anni, estetista: la sua fidanzata. Sulle prime Francesca, quando ha scoperto la pila di materiale erotico del compagno e si è resa conto dei suoi desideri, è rimasta piuttosto perplessa: decisa e volitiva a letto, l'idea non l'ha scandalizzata troppo, ma tutto il travestimento, la messinscena... Aveva paura di essere ridicola. E poi davvero un uomo poteva godere dei suoi maltrattamenti? Con grande amore ha interrogato il suo compagno, il quale a sua volta, con molto coraggio, le ha risposto, raccontandole nei particolari le sue fantasie. Essere dominato, vilipeso, offeso... Giacomo non sapeva dire perché trovava tutto questo eccitante, ma secondo lui non c'era niente da spiegare: era la sua realtà interiore. Se lei avesse recitato con lui, lui l'avrebbe amata ancora di più. E Francesca, una donna aperta e concreta, si è detta che potevano provare. Dalla sua aveva una grande fiducia in se stessa: sapeva che se si fosse trovata a disagio, si sarebbe fermata. Non era persona da lasciarsi condizionare. Si è buttata nella fiction con spirito giocoso: è andata con lui in un sex shop e ha acquistato un completino (il primo dei tanti che sarebbero seguiti) da Dominatrice, tutto di latex: bustino strettissimo nero, con le stringhe dietro (difficile da indossare, ma dopotutto aveva uno «schiavo» a sua disposizione), pantaloncini mozzafiato, calze a rete, scarpe con tacco di 12 centimetri. E poi (lei non voleva, ma Giacomo ha detto che era essenziale) una frusta...

Nel fare shopping Francesca si era divertita: in fondo non era tanto diverso che andare in una boutique, e poi il bustino la valorizzava: segnava le sue curve sin troppo generose, il bel punto vita più snello.

Una volta a casa, aveva avuto voglia di provare subito. Il copione l'aveva deciso lui: prima voleva un comando, come se fosse uno sguattero. Poi la sua prestazione doveva essere aspramente criticata: lei doveva arrivare a insultarlo, e possibilmente minacciarlo. Volendo, poteva usare il frustino (piano), colpendolo però in modo da non fargli troppo male e da non lasciare segni. E poi avrebbe dovuto fargli intravedere la possibilità di fare sesso, e poi negargliela. Francesca trasecolava: davvero tutto questo gli dava piacere? Sarebbe riuscita? Lui le chiese di non giudicare la sua fantasia, ma solo di realizzarla, senza esagerare (avevano comunque concordato una parola d'ordine per potersi interrompere) e senza arrivare al punto di provare disagio in prima persona. E lei ha provato a inventare... Lui era il suo schiavo, privo di ogni potere e diritto: per simboleggiare questa condizione, doveva essere completamente nudo e vulnerabile. Giacomo si è spogliato, obbediente e tremante. Lei lo ha guardato: sembrava inerme, così indifeso e bianco (lui è un uomo non troppo muscoloso). Gli ha ordinato di aiutarla a vestirsi, e una volta indossato il costume ha sentito come un'investitura di potere: era la Signora. Come tale doveva comandare: Giacomo poteva iniziare pulendo il pavimento del bagno. In ginocchio, però, e nudo. Mentre lui lavorava, lei andava avanti e indietro per la casa, esercitandosi a camminare sui tacchi, e immaginando cosa avrebbe fatto dopo. Poco dopo il bagno splendeva: lei però aveva aggrottato la fronte, esagerando la mimica, facendogli capire che stava per arrivare una sfuriata con i fiocchi. Le belle sopracciglia nere (scurite per l'occasione) erano arcuate, la bocca rossa corrucciata (lei iniziava a sentirsi come l'eroina dei fumetti di lui).

Le parole che aveva pronunciato erano cresciute gradualmente d'intensità: da una dura critica a una tempesta in piena regola, fatta di urla e insulti tremendi. Francesca esagerava apposta, in modo teatrale, inventando colpe e bassezze passate dello schiavo, difetti inenarrabili (scelti in modo che fosse ben chiaro che insultava un personaggio di fantasia, e non lui). Poi aveva cominciato a battere il frustino, forte, contro il muro. Il rumore l'aveva esaltata, e aveva visto Giacomo sussultare. Nei suoi occhi c'era gratitudine: era proprio così che la voleva.

Lei aveva superato il fatto di non volerlo colpire direttamente facendo un gran baccano, calando il frustino sui muri, sulla tendina del bagno (lacerandola), sui sanitari. La sceneggiata la divertiva: gli diceva che era un inetto, un verme, che non combinava niente nella vita, che non aveva un lavoro, che era uno sfigato (Giacomo è un uomo di successo), che la sua pelata era disgustosa (Giacomo non è calvo) e così via... Non era degno di darle piacere sessualmente... Decise: lui doveva stare in ginocchio, accarezzarle le gambe, cercare di toccarla anche più in alto, mentre lei si divincolava, fingendo disprezzo. Doveva allora baciarle i piedi, prostrandosi davanti a lei. Non avrebbe mai potuto alzarsi dalla posizione inginocchiata. E alla fine, lei si sarebbe liberata parzialmente dei costumi, si sarebbe sistemata in poltrona, e si sarebbe toccata. Lui poteva solo guardarla, con umiltà, altrimenti lei avrebbe fatto schioccare il suo temibile frustino per terra. Lo fecero, lei raggiunse l'orgasmo, gridando, mentre lui guardava, inginocchiato, umile. Lei era terrorizzata: aveva osato troppo? Si era precipitata da lui, per scusarsi e consolarlo. Ma lui era felice: era stato esattamente come nei suoi sogni. Andarono a letto, e lui la pregò, sempre umilmente, di concedere al suo schiavo di amarla. E le fece promettere che l'avrebbero rifatto, e presto.




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