A quante donne piacerebbe essere dee dell'amore? In un libro la scrittrice Marguerite Yourcenar, grande viaggiatrice, notava la differenza tra le coppie orientali e quelle occidentali. Nelle prime, scrive la Yourcenar, quando fanno l'amore le donne si sentono l'incarnazione di Shakti, la dea della femminilità, e gli uomini di Shiva, il dio della virilità. Tutto questo dà all'atto sessuale un'importanza e una nobiltà particolare. Agli amanti occidentali, invece, raramente accade qualcosa del genere.
Forse è per colmare questa lacuna che Filippo, 39 anni, titolare di una farmacia, ha inventato questo gioco. Accanito divoratore di libri new age, Filippo ha notato come ultimamente tanti scrittori parlino della Dea madre, del principio femminile, venerato nella notte dei tempi, quando il matriarcato riconosceva alle donne potere e sacralità, prima dell'avvento delle guerre, della proprietà, dei barbari e così via. Si può credere o no all'idea di un tempo felice in cui la donna era dea e il mondo era in pace; in ogni caso, corollario di questa realtà tra preistoria e leggenda è che in quei tempi la sessualità era libera, disinibita, felice.
E da qui è partito Filippo. La sua donna, Fiore, sarebbe stata la dea, e lui il suo devoto sacerdote. Per vivere al meglio questa fiction ci vuole un'ambientazione, e lui ne procura una perfetta: candele, tappeti, cuscini, musica dolcissima, profumi deliziosi. Fiore, la dea dell'amore, ha il suo trono (una poltrona opportunamente ricoperta da un ricco drappeggio). Il compito del sacerdote è, in tutto e per tutto, farla felice, psicologicamente e fisicamente. Non ci sono altre regole, non ci sono tabù, non ci sono segreti.
Non c'è neppure per lei l'obbligo di comandare, ma solo la possibilità, se lo desidera. Lui può proporre, ma ha un unico limite: prima di fare qualsiasi cosa, lui deve chiedere a lei il permesso.
Fiore all'inizio era piuttosto titubante: non si vedeva nelle vesti di dea. Piuttosto passiva nella vita reale, non sapeva come avrebbe potuto condurre il gioco in modo che non risultasse noioso.
Ma la sua preoccupazione si è ben presto rivelata infondata. Lui le aveva detto che nulla le era richiesto, salvo essere se stessa e lasciarsi andare.
A parole le era sembrato difficilissimo, nei fatti però tutto era andato a meraviglia. Comodamente seduta sul suo trono, coperta solo di veli leggeri, nella penombra della stanza, cullata dalla musica dolcissima, aveva appoggiato il capo allo schienale e si era lasciata andare ai pensieri più liberi e tranquilli. Il sacerdote era ai suoi piedi, e sembrava sereno, per nulla impaziente. Dopo un po' lui le aveva chiesto se poteva portarle qualcosa da bere e da mangiare. Ricevuto il suo assenso, era tornato con una bibita non identificabile, ma fresca e dolce, buonissima, e delle ciliegie in una ciotola. Ne avevano mangiato insieme. Poi si era seduto ai suoi piedi, e le aveva chiesto se voleva che glieli massaggiasse. Sì, certo, aveva detto lei, e si era rilassata tanto da appisolarsi, quasi.
Il sacerdote le aveva però chiesto se voleva anche un massaggio più completo. Al suo assenso, l'aveva dolcemente liberata dai veli che la coprivano, e l'aveva fatta stendere su un morbido tappeto.
Nuova domanda: poteva il sacerdote parlare, mentre la toccava? E lui aveva cominciato a dirle della sua bellezza, di quanto la rispettasse, di come fosse meraviglioso poterle stare accanto, toccarla, servirla, come una vera dea, che rende felici i fedeli con la sua sola presenza. Il massaggio, le carezze, gli sfioramenti erano durati un tempo infinito. Fiore, che aveva temuto che si arrivasse subito al sesso (nel qual caso la sceneggiata avrebbe avuto per lei ben poco significato), era entrata in uno stato indefinito tra il sogno e la veglia, semi-ipnotico. Quest'uomo era lì per lei, pronto a darle qualsiasi cosa, a farle qualsiasi carezza...
Piano piano entrava nel personaggio, le sue parole la facevano sentire bella, buona, potente... Senza accorgersene emise il suo primo ordine: non poteva includere anche il seno nel suo massaggio? Non era per lei proprio l'inizio dei giochi sessuali, ma quasi un prolungamento degli omaggi a lei, dea della femminilità... E così venne naturale chiedere che poi fosse inclusa anche la vagina. Il sacerdote era anche lui in stato semi-ipnotico e felice (quando mai aveva avuto l'occasione di toccare tanto a lungo, con tanta attenzione il corpo della sua donna? Aveva gli occhi pieni di lei, delle sue curve, dei suoi seni, e si era immedesimato nel personaggio, e nella sua gioia di servire). Fece altre richieste: poteva toccare e riverire ogni centimetro (anche il più nascosto e il più intimo) del corpo di lei? Poteva omaggiarla con dei baci intimi? Poteva commentare ad alta voce la delizia dei suoi profumi e umori? E alla fine: poteva, il suo fedele sacerdote, penetrarla, e amarla con tutta la generosità di cui sarebbe stato capace, pronto a ogni sua richiesta, alla lentezza se così voleva, alla velocità se questo preferiva, alla stasi se l'idea la eccitava? Sì, poteva, aveva risposto Fiore deliziata.
E in effetti lui aveva dato il massimo, con un autocontrollo totale, che gli era riuscito facile, perché anche se era molto eccitato era anche talmente compreso nella parte che mai avrebbe potuto deludere la sua dea dell'amore.

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