Il bondage, vale a dire i giochi con corde e legacci (ma è in realtà molto meglio usare sciarpe di seta, cravatte, insomma indumenti che non facciano male) è a torto considerato un gioco sadomasochistico. In realtà, pur se viene utilizzato spesso in sceneggiate sadomaso, il fatto in sé di lasciarsi legare dà un'eccitazione che non è necessariamente legata a una dinamica di piacere-dolore.
Il suo vero significato è molto più romantico: una persona legata si mette totalmente nelle mani del partner. È un gesto di fiducia, di accettazione incondizionata, che può non essere per niente facile, ma che per ciò stesso è molto erotizzante.
E infatti molte coppie usano i legami senza avere assolutamente la necessità di aggiungervi un gioco di Dominatrice e Dominatore, o minacce, o dolore, sia pure solo recitato. In questo caso, il legame serve a Roberta per imporre al marito una dolcissima tortura, tutta basata sulla provocazione: l'unico disappunto che lei gli infligge è quello di ritrarsi, ma è solo un dilazionare la soddisfazione sessuale. Non c'è umiliazione, ma un susseguirsi di stimoli.
Lei gode in questo gioco perché ha un senso di potere e di controllo (è ovvio, però, che il suo potere non va oltre la vera volontà del partner), perché sta a lei condurre la provocazione, negarsi e darsi con i suoi tempi, godendo dell'eccitazione di lui e del fatto di vederlo lì, indifeso, a sua disposizione. Senza l'elemento del bondage, con ogni probabilità Roberta non avrebbe avuto quella carica trasgressiva necessaria a farla muovere, osare, provocare in modo così sfrontato.
Per lui il gioco è piacevole perché si trova del tutto deresponsabilizzato, alla mercé delle fantasie della partner. Se c'è fiducia, se riesce (magari con qualche trucco psicologico, come è successo al nostro protagonista) ad accettare il fatto di essere legato, anche un uomo può provare molto piacere nel sentirsi inerme, e iniziare ad aspettarsi grandi cose dall'inventiva della compagna.
Il gioco si può fare naturalmente a ruoli invertiti, e si presta a infinite varianti. Richiede però un codice (va benissimo quello del semaforo descritto nel volume I, oppure una parola d'ordine concordata precedentemente, che faccia sì che nel momento in cui il gioco non è più gradito possa essere interrotto immediatamente senza la necessità di spiegazioni).
In ogni caso, è prudente non fare mai dei nodi veri, che il «prigioniero», volendo, non possa sciogliere da solo e anche con una certa rapidità. Cosa potrebbe accadere, infatti, se il partner libero avesse un malore? Si ritarderebbe a soccorrerlo, si sarebbe costretti a urlare per richiamare l'attenzione di qualcuno, e la situazione potrebbe essere molto imbarazzante, oltre che estremamente pericolosa. Ed è ovvio poi che ci si può permettere di giocare con i nodi, sia pure lenti, solo con persone di cui ci si fida totalmente e che si conoscono da molto tempo.

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