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Speciale Sesso felice

 









...vuoi leggere il commento della D.ssa Emmanuelle
Armani?


 

Quale vulcano di emozione e sensualità può nascondersi dietro alle sobrie vesti di una casalinga? Quelle signore apparentemente tranquille, che qualche barzelletta descrive sempre con i bigodini in testa, possono racchiudere in sé (come tutte le donne, del resto) vulcani di passione insospettata e insospettabile, sempre che abbiano il coraggio di tirarla fuori.

È quello che è accaduto a Roberta, una piacente signora di 45 anni, casalinga per scelta, ma anche per la necessità di tirare su i suoi due figli, ormai di 18 e 20 anni. Ed è stato proprio il crescere dei figli, il loro allontanarsi da casa per periodi sempre più lunghi di vacanze (il maggiore parla già di andare a vivere per conto proprio) che, anziché darle il panico da «nido vuoto», ha fatto pensare alla signora che fosse finalmente giunta l'ora di tornare a occuparsi con più passione e fantasia della sessualità coniugale.

Mauro, il marito, un funzionario statale, si era comportato benino: se c'erano state altre storie, lei non l'aveva mai saputo. Il sesso tra loro era continuato a ritmi dignitosi, con un certo affetto. Niente di meno, ma neppure niente di più. Lui, sulla soglia dei 50 anni, sia pure portati benissimo, era di cattivo umore perché temeva di stare invecchiando. Ma Roberta pensava che non fosse vero affatto, che il marito avesse intatta la verve per affrontare le avventure più maliziose, e aprirsi pure lui a un nuovo ciclo, anche erotico. E glielo avrebbe dimostrato...

Tutto stava a vincere la sua indifferenza iniziale, che mascherava la paura di osare qualcosa di nuovo, e forse un certo senso di vergogna a farlo con lei, la sua compagna di tanti anni, madre dei suoi figli eccetera eccetera... Bisognava giocare d'astuzia. In realtà, provocarlo era esattamente ciò che voleva. Nelle sue fantasie (mai condivise con lui), si era vista spesso nelle vesti di una spogliarellista, e qualche volta di una «dominatrice» non troppo cattiva. Roberta aveva deciso che la soluzione ai loro problemi si chiamava bondage: ma non sarebbe stata lei quella legata...

Propose al marito un nuovo gioco, senza dirgli di cosa si trattasse. Giunti in camera da letto, lo fece spogliare e scherzosamente gli chiese se poteva legargli i polsi alla testata del letto con una morbida sciarpa di seta che aveva tirato fuori per l'occasione. Lui, subito imbarazzato, rifiutò, dicendo che si trattava di un gioco stupido, e che non gli interessava affatto. Ma lei non cedette, e gli propose un cambio: se lui l'avesse lasciata fare, anche solo per pochi minuti («Fammi solo provare, ti prego, voglio vedere che effetto fa»), poi avrebbero fatto l'amore in modo tradizionale, e anzi lei avrebbe acconsentito a ogni suo desiderio.

Rabbonito ma sempre un po' incerto, il marito si era prestato (in realtà le sue resistenze, la moglie lo sapeva bene, erano dovute più che altro alla vergogna. Con quel patto salvava l'onore: nessuno avrebbe potuto dire che lui desiderava essere legato...).

Per quella prima volta fece dei nodi un po' solidi (nulla che lui non potesse sciogliere, volendo davvero farlo, ma d'altra parte almeno quella prima volta dovevano resistere alla sua mancanza di collaborazione. In seguito, ne era sicura, sarebbe stato diverso). Quando fu immobilizzato, lo provocò: «Ho detto che si trattava di un gioco di pochi minuti. Ma ora sei in mio potere». Lei non si era spogliata del tutto, aveva conservato una camicia molto lunga, che tolse passandogliela sul viso, e scoprendo un completo nuovo, molto sexy, dotato di reggicalze (sapeva che si trattava della passione segreta del marito).

Lui era passato dalla rabbia allo stupore, sino all'eccitazione: ancora irritato, avrebbe però voluto toccarla.

«Non si può», lo aveva provocato lei, e si era mossa avanti e indietro per la stanza pavoneggiandosi, facendosi passare sul corpo un'altra sciarpa di seta, improvvisando uno spettacolino. Poi si era avvicinata e l'aveva sfiorato con il corpo. Gli aveva accostato un seno (ancora con il reggiseno) al viso, aveva scoperto un capezzolo, si era ritratta prima che lui riuscisse a sfiorarla con le labbra, gli aveva passato la sciarpa di seta sul collo, sul petto, sul pene eretto. Lo aveva provocato ancora, si era toccata davanti a lui, infilando le mani nelle mutandine così vicina che avrebbe potuto toccarla, se avesse avuto le mani libere, ma al di fuori della portata dei suoi polsi legati. Poi si era spogliata del tutto e aveva iniziato a toccarlo, ad accarezzarlo, a baciarlo dappertutto, prima di salire su di lui e di fare l'amore con lui, sempre senza slegarlo.

Alla fine, gli aveva chiesto se era stato poi così terribile. La risposta era stata un abbraccio, ancora stupito, ma felice. L'avrebbero rifatto, ne era stata subito sicura: non sempre, ma spesso.




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