Qualche
volta, le idee per i giochi erotici nascono dagli spunti più
semplici. Chi non conosce la famosa pubblicità di una nota
marca di cioccolatini, in cui una bella e raffinata (per i canoni
televisivi) signora in giallo dice all'autista Ambrogio che sente
"un certo languorino", che ha voglia di "un certo
non so che"...
Praticamente nessuno degli spettatori ha potuto
fare a meno di pensare che nelle parole della donna vi fossero dei
chiari doppi sensi erotici. E quanti uomini avranno fantasticato
di essere nei panni di Ambrogio?
Qualcuno, come Valerio, un notaio
cinquantenne, ha pensato di recitare questa scena con l'aiuto di
Michela, la sua mogliettina bellissima e più giovane di 15
anni, che lo aiuta nel suo studio.
La coppia ha studiato il copione
nei dettagli, esilarata dal fatto che questa fantasia rovescia i
ruoli gerarchici che hanno nella vita reale, in cui lei è
sempre ai suoi ordini.
La coppia, che non ha certo difficoltà
economiche, ha deciso di fare le cose in grande. Lui deve essere
un autista? Allora guiderà una bella macchina, diversa per
ogni giorno in cui decidono di giocare: Mercedes, Volvo, Saab, Chrysler
e così via. (Le macchine le prendono a noleggio, per il piacere
di cambiarle e per non giocare le loro fantasie su quella vecchiotta
di tutti i giorni, usata per gli spostamenti di lavoro, che ha per
entrambi un'aria troppo familiare).
Lui indossa una divisa: ha mandato
la colf a comprarla, sostenendo di aver assunto un giovane - guarda
caso con la sua stessa taglia - per guidare l'auto e fingendo in
seguito di aver cambiato idea. Si cala nel personaggio: obbediente,
ossequioso, un po' stile maggiordomo inglese, pronto a tutto per
la sua padrona e nello stesso tempo capace di nascondere le pulsioni
e i sentimenti suscitati in lui da una donna così bella.
Lei sceglie dei bei vestiti elegantissimi e molto raffinati (anche
questi abiti sono speciali per la sceneggiata, e lei rinuncia a
usarli nella vita quotidiana). Si trucca con cura, mette i suoi
migliori gioielli, incolla unghie finte curatissime e lunghe (di
solito le porta corte, per poter battere al computer senza problemi),
e sceglie la biancheria intima più provocante. Ma soprattutto
prende un'aria un po' snob, annoiata, viziata. Sa che starà
a lei sedurre l'autista, ma così, un po' per gioco, come
l'ennesimo capriccio di una bella donna dalla vita troppo vuota,
oppure con la volubilità cattiva di una nobildonna che tratta
con un "inferiore".
Lo chiama, gli comunica l'orario in
cui vorrà essere scarrozzata. Qualche volta, con malizia,
lo costringe a rinunciare a un impegno della vita reale: poiché
conosce la sua agenda, non lo convoca quando ha un incontro serio
di lavoro, ma lo costringe a spostare l'appuntamento dal barbiere,
dal dentista e così via, con scuse assurde. Lui però
lo fa volentieri: è il primo passo per mettersi al suo servizio,
il primo gesto di sottomissione.
Sono in macchina, e lei, ovviamente
seduta dietro, gli fa fare giri per la città, lunghi e inutili,
ma panoramici. A volte, con aria volubile, gli dice: "Portami
a spasso", ma se il percorso non è di suo gradimento,
lo critica senza problemi, con arroganza.
In genere fa sì
che arrivino in quartieri dove nessuno li conosce. Lo fa fermare
davanti a un caffé, entra, si siede al tavolino e sorseggia
con tutta calma il suo tè, mentre lui, paziente, aspetta
i suoi comodi.
A volte, risalita in auto, finge di parlare al cellulare
con un corteggiatore.
Simula una chiacchierata intima con dettagli
erotici che stuzzichino il povero autista, trattato come un robot
senza pulsioni e reazioni. Ma il suo divertimento più grande
è fingere di parlare al telefono con un'amica: in questo
caso è tutta risatine, ammiccamenti, battutine sul sesso,
sulla propria biancheria, sui propri desideri di "un uomo vero,
finalmente, uno che ti prenda senza tante storie...".
Il copione
qui può avere svolgimenti diversi: qualche volta lei chiede
all'autista di portarla in un luogo isolato, e qui gli dice che
ha voglia "di un certo non so che...", oppure gli ricorda
che tra i suoi compiti c'è quello di aiutarla, e visto che
le si è slacciato il gancetto del reggicalze...
Altre volte
è provocante e spudorata, e chiede all'autista che effetto
gli fanno le sue chiacchierate, gli domanda se è eccitato,
che cosa sente esattamente, impedendogli di svicolare, esigendo
una risposta rispettosa ma reale.
Altre volte ancora inizia a spogliarsi
sul sedile di dietro, magari si sfila gli slip e li butta davanti,
con noncuranza, provocandolo, e poi riprende con voce flautata a
chiamare: "Ambrogio, Ambrogio"...
In comune, i vari finali
hanno sempre il fatto che l'amore tra l'autista la nobildonna si
consuma: la distanza è annullata, i languori della signora
hanno vinto.