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C'E POSTA PER TE?
C'è posta per te: chi non avrebbe voluto
trovarsi al posto di Meg Ryan e Tom Hanks, alzi la
mano. Segno dei tempi. Perché quel battito
di cuore appena accelerato (C'è posta? C'è
posta?) ci coglie tutti: signorine in contatto con
l'anim@ gemell@ e yetties (young entrepreneurial tech
based, ovvero gli yuppies del 2000), seri professionisti
e ragazzini impallati dei loro computer. Tutti, inesorabilmente,
e-mail-addicted. Posta elettronica-dipendenti. Con
un alibi colto: l'e-mail ha prodotto un recupero del
verbo scritto su quello parlato, sostengono i sociologi.
Si comunica, insomma. E si comunica di tutto: affari
& amori, giochi & politica. Alla velocità
di un respiro. Con un linguaggio che (bisogna dirlo)
è diventato marmellata: contaminazione di termini
e di lingue, latitanza della punteggiatura, contrazioni
e ibridi mutuati dall'informatica. Forwardare, chattare,
hackerare. Ke kosa invece di che cosa. Una emoticon
(J, per esempio) per dirsi felici. Un antidoto contro
la solitudine e molti altri mali. A un costo, ricordiamolo,
economicamente sostenibile.
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