Provate
a farlo domani mattina. Appena alzati, davanti allo
specchio, felici o tristi che siate secondo la notte
trascorsa, i sogni tra fantasmi e colori, la giornata
che vi aspetta come un falco (o come un gatto) sul davanzale
della finestra. In piedi, dunque, davanti allo specchio,
guardatevi negli occhi e sottovoce domandatevi: «C'è
un medico che non dimenticherò mai?... Uno, almeno
uno?». Se la risposta è «no»,
potete scommettere che la salute del vostro corpo e
della vostra mente corre un alto rischio. Chi mi
suggerì questo esercizio, tanti anni fa, è
proprio un medico, che non è più qui,
il dottor Luigi Oreste Speciani, il papà italiano
della psicosomatica. È un medico che non dimenticherò
mai. Lo incontrai 20 anni fa, non per una visita ma
per un'intervista, e ricordo come se fosse ieri quello
che ho provato quando mi guardò negli occhi,
in silenzio, per tre minuti. «Nel battistero della
basilica di Santa Sofia, in Costantinopoli», finalmente
disse, «si trova scritta una sentenza antica: quando
ti lavi, non lavarti solo la faccia, lavati anche gli
errori». E prima che potessi chiedergli il senso
di quelle parole, aggiunse: «Un medico è
soltanto una saponetta».
Ricordo benissimo il calore improvviso dentro il mio
corpo, nello stomaco, nella pancia, e l'improvvisa
leggerezza nella testa e poi dietro le spalle, come
fossi sul punto di volare. Quella sentenza era stampata
come prologo su un bellissimo libro scritto da Speciani,
L'uomo senza futuro (Mursia editore, 1976), e a pagina
332 qualche giorno dopo avrei letto: «Non pochi
medici conoscono il misterioso benessere che pervade
i pazienti subito dopo la loro visita, prima ancora
che qualsiasi medicina chimica abbia potuto recare
il suo beneficio. Non si tratta di magia suggestiva
ma dell'incontro tra due persone simili: una pronta
a dare, l'altra pronta a ricevere. L'incontro tra
medico e paziente si basa sull'aspettazione (malato),
sulla fiducia (reciproca) e sull'amore (medico)».
Perciò, mai scegliere un medico per caso, né
il medico specialista né il medico della mutua.
Bisogna che nasca una corrispondenza di amorosi sensi
(per dirla con il Foscolo), altrimenti la medicina-medico
non funziona, la saponetta non riesce a lavare gli
errori. Questa era la lezione base che partiva dal
dottor Speciani, insieme all'umiltà di sapere
che lui stesso non era un medico bravo per qualsiasi
paziente. Poiché tutto discende dalla concezione
positiva e rivoluzionaria della malattia e della guarigione.
Ciascuno di noi (per meglio dire quell'Altro Io che
ci sta dentro come un cucciolo caldo ma anche crudele)
decide di ammalarsi e decide di curarsi e decide di
guarire. Il medico è un aiuto importante, spesso
necessario, così come le terapie e i farmaci
sono strumenti, ma senza la volontà di quel
cucciolo-animale misterioso non c'è né
malattia né guarigione. Il senso del primo
volume dei medici più bravi, in regalo questo
mese con Class, è questo. Una guida preziosa.
Poi, però, scegliete e, soprattutto, fatevi
scegliere. Guardandovi negli occhi, l'uno nell'altro.
Paolo Pietroni
|